04/10/2010

Pubblicità sui monumenti. Bondi: nuovi criteri più adeguati


Il Corriere del Veneto.it, 04 ottobre 2010

VENEZIA - Presto nuovi criteri «più coerenti e adeguati» per far sì che le pubblicità affisse sulle facciate di musei e monumenti dagli sponsor che hanno contribuito al restauro siano fatte in modo più accettabile e limitate nel tempo. Lo annuncia all'Ansa il ministro dei beni culturali Sandro Bondi, dopo le polemiche e l'appello di Venice in Peril Fund, firmato da Norman Foster e dai direttori dei principali musei del mondo, e le proteste lanciate qualche settimana fa anche dal Fai, il Fondo per l'ambiente italiano, in particolare per Palazzo Ducale e il Ponte dei Sospiri a Venezia. Gli sponsor, avverte però il ministro, sono «un fatto positivo e insostituibile». «I manifesti pubblicitari che si vedono nel centro storico di Venezia e di cui si parla in questi giorni- dice Bondi - sono necessari per far fronte alle contenute risorse disponibili per il restauro dei beni culturali. L'intervento delle imprese private a favore del nostro patrimonio storico artistico è tuttavia un fatto positivo e insostituibile».

La materia delle affissioni pubblicitarie, ricorda il ministro, «è regolata per legge dal Codice dei beni culturali e del paesaggio e ogni intervento è il frutto della valutazione di ciascun sovrintendente, cui spetta l'arduo compito di interpretare le sensibilità locali». Considerata «la rilevanza che il tema riveste e considerati gli appelli anche di carattere internazionale», Bondi ha chiesto però al segretario generale «di mettere a punto dei criteri più coerenti e adeguati, affinché, pur mantenendo la possibilità usufruire del sistema delle sponsorizzazioni, si adottino modalità accettabili e limitate nel tempo quando si autorizzi forme di pubblicità su beni del patrimonio culturale».

«Se il ministro indicherà criteri più restrittivi ci adegueremo, nella speranza che si individuino però altre forme di finanziamento dei restauri». Il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni commenta così la decisione del ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi. «Non sono certo io che voglio i cartelli pubblicitari, è un problema di risorse», ripete il sindaco di fronte all'ennesima polemica sull'argomento, un «tormentone» che viene riproposto periodicamente e che Orsoni rimanda ogni volta al mittente: «Se una legge vieterà la pubblicità sui monumenti la osserveremo, ma mi devono dire quali possono essere le forme alternative di finanziamento dei restauri. Del resto, per fare i lavori è necessario coprire i monumenti e anche se sulle impalcature non mettessimo la pubblicità chiese e palazzi sarebbero comunque nascosti alla vista».

«Ben vengano nuovi criteri che ci aiutino a fare di più e meglio. Ogni indicazione sarà ovviamente rispettata, ma a Venezia adottiamo parametri già molto restrittivi rispetto ad altre città come Roma e Firenze». La Sovrintendente ai Beni architettonici di Venezia Renata Codello accoglie con favore l'annuncio del ministro Sandro Bondi sull'individuazione di criteri «più coerenti e adeguati» per la pubblicità sui monumenti, ma replica con puntiglio all'appello dei direttori dei principali musei del mondo contro i cartelloni su Palazzo Ducale e sul Ponte dei Sospiri. «A differenza di Roma e Firenze, noi escludiamo l'affissione sugli edifici privati - precisa -, inoltre sui manifesti non possono comparire bambini o donne discinte, mentre per i pannelli destinati alle chiese e ai monumenti dell'area marciana consultiamo sempre preventivamente la Curia». Proprio recentemente - ricorda per esempio la sovrintendente - è stata bocciata la pubblicità di una nota griffe di moda con l'attrice americana Julianne Moore in versione osé su Palazzo Ducale, perchè giudicata inadeguata per Piazza San Marco e la vicina basilica. Il risultato di tutto questo è che a Venezia sono solo sei i monumenti «impachettatìi» mentre a Roma e Firenze gli edifici storici coperti da maxi-poster sono molti di più. Senza dimenticare che nel 2010 dal Ministero sono stati destinati circa 300 mila euro per i restauri di cui una città come Venezia ha continuamente bisogno, mentre i finanziamenti degli sponsor sono più del triplo: in media un milione di euro ogni anno. (Ansa)

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